Slovenia: risultato referendum mostra che i diritti non possono essere una questione di maggioranza

slovenia-gay-1L’esito del referendum sloveno era un risultato purtroppo atteso, frutto di una grave campagna omofoba e dell’astensionismo: ha votato infatti solo il 33% degli aventi diritto. Andrebbe fatta una seria riflessione a livello europeo sul fatto che un terzo della popolazione di un Paese abbia abrogato una legge votata da un Parlamento sovrano. Inoltre, lo avevamo detto anche sul referendum irlandese, nonostante il risultato positivo: i diritti umani non vanno sottoposti a referendum, perché il riconoscimento di essi non lede le idee o gli interessi di qualcun altro. Va rilevato, anche, che mentre l’Irlanda è arrivata a referendum per via di un processo istituzionale di modifica della Costituzione, in Slovenia si è proposto un referendum abrogativo di diritti già riconosciuti. E’ molto triste dover discutere ancora di minoranze e maggioranze, primo perché una democrazia si valuta proprio dal riconoscimento dei diritti delle minoranze, secondo perché le persone LGBTI, censite in oltre 3 milioni dall’ISTAT, non sono una “minoranza” in senso stretto che chiede diritti particolari, come le minoranza etniche, linguistiche o culturali, né tantomeno un gruppo sindacale, ma sono bensì un gran numero di cittadine e cittadini a cui sono negati gli stessi diritti di cui godono gli altri, proprio perché di diritti umani universali si tratta, gli stessi riconosciuti dall’Unione Europea e dalle Nazioni Unite.

Per questi motivi, il risultato non ci spaventa certo in termini politici, ma siamo tuttavia preoccupati dalla forte campagna di disinformazione ormai cronica delle forze clericali, che in queste ore si sentono sempre più legittimate a contrapporre la famiglia “tradizionale” a quella omogenitoriale. Sembra necessario, quindi ribadire l’ovvio:  nessun omosessuale o nessuna lesbica formeranno mai una famiglia eterosessuale felice. Qualora, invece, due persone dello stesso sesso avranno la possibilità di sposarsi  formeranno una famiglia felice. Ciascuno potrà avere semplicemente la libertà di vivere la propria vita e di assumersi le responsabilità che ciò comporta.

Mario Marco Canale

Presidente Nazionale Anddos